“Non c’è bisogno di una foto ingiallita per capire quanto siamo cambiati” Cit.

Se State pensando che questo è solo l’ultimo di una serie di post malinconici che faccio da un po’ di tempo questa parte: è vero, non andate oltre se non volete annoiarvi :-)

Dopo un mese di grande tepore, oggi la pioggia è tornata a cadere di mattina presto su questa nostra bella cittadina di provincia, che tra qualche settimana abbandonerò. Non lo faccio a malincuore, sia ben inteso, però come ogni grande cambiamento, anche questo, lascia un fondo di amaro in bocca.

E allora nel preparare quei cinque scatoloni di cianfrusaglie che sono e non sono la tua vita, rimembri tra cartoline, poster mai appesi e libri, sogni e utopie, gocce di felicità e stati di tristezza immotivati, quando con una sola carezza era possibile rendere lontani lontani quegli incubi tanto incombenti.

Sono retorico e non me ne vergogno. La nostra più grande paura in questa società massificata è dire cose che altri hanno già detto, raccontare situazioni che altri anno già raccontato, magari pure meglio, e vivere vite che, altri per sommi punti, hanno già vissuto.

Non lo so, non so neanche che senso abbia mettere ordine nella propria vita, infilare in scatole di cartone quel centinaio di cose importanti e lasciarne fuori altre superflue, quando quotidianamente percepisco tutto quello che ci circonda come disordine elevato a se stesso. Non prendertela però come una critica pomposa al consumismo, al materialismo che ci circonda. Non si può sputare con acredine nel piatto dove si mangia.

A volte mi basta pensare che dopo tanto viaggiare, soffrire e gioire in questo mondo ci rincontreremo un giorno in qualche giorno di sole.

Tutto qui.

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