Chiedo scusa per questa infrazione, ma un po’ il ritorno dopo la lunga inattività, e un po’ il materiale stesso mi costringe a infrangere le regole. Tra le due canzoni di questo gruppo dal materiale ricchissimo, un mio commento senza pretese.
“I know the pieces fit ’cause I’ve watched them fall away.”
[Tool - Schism]
Come è vero. Lo scisma della realtà.
Un tempo accadde. Due giorni, due ore, due anni. Accadde.
E da allora continuiamo a vivere cercando di far aderire la nostra visione a quella precedente alla rottura, a quella che abbiamo visto per un istante e non più, ma che ci ha bruciato nel cuore la visione del mondo perfetto.
I cristiani direbbero che tutto è compiuto, che tutto è attesa del ritorno all’ordine divino.
La prima cotta dura così a lungo perché, accecati dall’inesperienza, non vediamo tutte le piccole cose che non vanno, e la perfezione ci lascia senza fiato, ci imprime il ricordo nella memoria.
Noi sappiamo che i pezzi possono costruire un oggetto perfetto, perché una volta almeno l’abbiamo visto quell’oggetto, anche se non siamo mai più riusciti a ricrearlo. E cerchiamo il modo dentro di noi, negli altri, nell’arte, nell’incoscienza e in tutti i modi in cui possiamo immaginare.
C’è chi invece ha deciso di porre l’oggetto al centro del proprio universo, e partire per un viaggio a spirale, che attraversa l’Universo, senza guardarsi mai alle spalle.
Sempre più lontano, sempre più lontano senza altra meta che l’oltre, per conservare un equilibrio illusorio, sempre pendenti verso il fuori, il diverso, l’altro, lo sconosciuto.
E così forse troveremo, prima o poi, la prospettiva giusta per vedere nuovamente l’oggetto integro come un tempo.
“Spiral out! Keep going, spiral out!”
[Tool - Lateralus]
3 Maggio 2009 alle 1:52 pm |
Giuro che mi sei mancato!
Quando mi passi a trovare?