Assolo (parte 1 di 2)

Assolo

“Il mio canto era teso. Era la corda di un crescendo infinito, incapace di spezzarsi. Ed era ovvio, e inevitabile: sarebbe dovuto diventare grandioso domani, dopo il matrimonio. Eppure era un crescendo pericolosamente tendente a uno straziante lamento.

A volte è terribile essere un semidio.

Mi disturbò un grido disperato, un buco nero nella mia musica, fedele contrappunto all’improvviso accordo minore strappato dalle mie dita alla cetra. Mi alzai e spalancai la porta della mia camera.

«Signore!» Una bambina piangente corse verso di me. «Signore! La sposa è morta!»

Allibito, posai la cetra, quindi cominciai a camminare, e, uscito dalla casa, a correre finche non mi arrestò la vista della mia amata. Mi avvicinai reverente alla sua figura, sempre così bella, dolce e misurata, ora incredibilmente immobile e incurante.

Mi avvicinai osservandola, toccandola iniziai a piangere, e non riuscii a non urlare, cantandola, graffiando cielo e terra con le mie lacrime musicali, lacerando i sensi di chi mi sentì, strappandomi la voce. E le ninfe, sue sorelle, gridarono con me, e il fiume delle nostre lacrime avvelenò l’erba.

Piansi e gridai tanto a lungo che dalla vetta del cielo il sole scese a nascondersi dietro l’orizzonte, facendosi sostituire dalla luna, e ancora la sostituì nel cielo e risalì sul suo etereo trono prima che io dessi pace alla mia voce.

Quando caddi sfinito sul suo corpo, solo una delle ninfe era rimasta con me. Con voce rotta mi disse: «L’hai pianta più di quanto una donna sia mai stata pianta, e l’hai onorata meglio di quanto un uomo potrà mai fare per la sua metà. Ora dai pace al suo corpo e a te stesso.»

Io non potei fare altro che scuotere la testa, con voce spenta e cuore infranto. Solo dopo lungo tempo riuscii a rispondere, con un filo di voce tanto fragile che io stesso riuscivo a malapena a distinguerne la melodia: «A costo di morire anch’io, non la lascerò.»

«Allora,» rispose lei, rassegnata, «segui il corso del fiume che scorre presso la tua casa, e giunto alla sua foce, dirigiti verso il sole che tramonta. E non dimenticarti di invocare la protezione di tuo padre. Ti servirà.»

Io, disperato, subito m’incamminai, seguendo le sue indicazioni. Camminai giorno e notte, continuando a piangere un canto disperato, giungendo infine di fronte ad un’immensa rupe, illuminata dalla luce del tramonto.

E alla base di questa c’era una colossale porta, alta più di venti uomini, larga poco meno; su tutta questa porta, metallica, correvano linee che suggerivano immagini di uomini e donne sofferenti, e fanciulli in lacrime, e anziani derisi giacenti nella polvere. Solo in cima, su di una minima parte della superficie degli sconfinati battenti, si vedevano simili uomini, donne, fanciulli e anziani, ridere su verdi prati. Allora capii dove mi avesse mandato la ninfa.

Proprio mentre osservavo stupefatto quella vista terribile, i cardini ruotarono su loro stessi, in un silenzio innaturale, mentre un forte vento mi spingeva ad entrare. Così entrai all’Ade.

P.S.: Come piccolo extra, ecco i link per scaricare i capitoli 8 e 9 di Lyna in versione pdf, e quello per scaricare l’intero romanzo dall’inizio al capitolo 9. Per informazione, con i post ci siamo già addentrati nel capitolo 10.

Questo articolo è stato pubblicato in Scrittura "Creativa". Includi tra i preferiti il permalink.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s