La rabbia piano piano sta lasciando il posto a sentimenti diversi. Come una vera fenice, la mia personalità sta riemergendo dal nichilismo universale. Ora torno ad avere opinioni, sentimenti, e tutto il resto.
Sono alla ricerca di un pianto liberatorio, scavo nel fondo delle mie canzoni più personali, quelle che hai caricato di moltitudini di valori contrastanti e di ricordi tormentati.
The winner takes it all – ABBA
Triste legge della vita, un proverbio amaro che vale per ogni angolo dei nostri pensieri. La semplice affermazione strappa una pezza dal sapore amaro dal cuore di ognuno di noi, è il sapore della sconfitta e dell’inadeguatezza insieme. La resa più totale e completa.
Verranno a chiederti del nostro amore – Fabrizio De Andrè
“Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai?”
L’amore visto da una personalità preponderante, con l’amarezza rinchiusa in quella voce un po’ roca e un po’ limpida, non bella, ma vicina alle orecchie di tutti noi: spinta da un tappeto di pianoforte dritta nel cervello, ti tagliuzza le certezze.
Ebano – Modena City Ramblers
Racconti di legno, di luoghi dell’anima, nascosti nei ricordi, traditi dalla realtà, insozzati dal contatto con il mondo e la gente. Come il nero puro del legno, diventato di un grigio impersonale, spezzato.
Il nero di cui si sente il profumo. Il profumo della Perla Nera. La caparbietà della ricerca di un mondo in qualche modo più vicino a quello dei sogni, il rifiuto della resa, la roccaforte della mente che resiste quando anche il corpo e la volontà sono asserviti e ceduti alla sopravvivenza.
La resa è sempre parziale, solo finché si parla di realtà. Gli inutili sogni non possono finire.
Canzone della fine del mondo - Modena City Ramblers
C’è una favola in ognuno di noi. La favola del viaggio nel vento, dell’amore eterno, della spiaggia dorata e della musica incantevole, della voce dell’amata. La favola della fuga dal tempo. Ma il vento cambia e trascina, e il sogno è pur sempre un sogno, mentre la favola deve avere una fine, e le terre hanno confini. Solo le terre alla fine del mondo, i confini stessi, sfuggono alle leggi della realtà.
In un giorno di pioggia – Modena City Ramblers
Gli addii servono solo a rendere più dolce il ricordo di ciò che si lascia. E ogni particolare si tinge di desideri e rimpianti, acquisisce la colorazione della perfezione, perché tutto è ciò che non vuoi lasciare. E il flautista che ci racconta, e ci sostiene nella narrazione è complice della terra.
E i difetti sono pregi, sono divertenti imperfezioni da amare, ricordi di momenti passati negli angoli oscuri della verità, e il vento è il solito complice di azioni oniriche, sotto la pioggia. Non si può far altro che cantare alla salute del ritorno.
I cuori della gente diventano vecchi quadri sbiaditi a cui dare l’ultimo tocco prima di partire, mentre anche due chitarre son state tirate fuori dalle custodie, o staccate dal muro. E la pioggia copre tutto e tutto unisce, lo mescola, lo collega e lo rende unico e indissolubile, porta un pezzo di noi a ciò che non avremo più.
“E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora, e saprò consolare i tuoi occhi bagnati. In un giorno di pioggia saremo vicini, balleremo leggeri sull’aria di un rryl.”
Poi c’è la canzone che nasconde i momenti che conserviamo nel cuore. Le note che abbiniamo ai singoli movimenti. Il cadere al loro posto di ogni tocco sfiora la memoria come un’amante premurosa, ci mostra i ricordi, e ci racconta le vecchie storie della nostra vita con complicità pentita e commovente.
Sono quelle canzoni che sei certo qualcuno stesse suonando proprio in quel momento, o magari la stavamo ascoltando insieme, o forse cantando. In qualche modo c’era, anche se non c’era nessuna vibrazione, ma non sono le vibrazioni, che contano. Sono gli effetti.
Poi ci sono quelle che invece stavamo ascoltando davvero.
Marco