Causa festività e altro, il momento musicale della settimana scorsa si sposta a oggi, ma declino ogni responsabilità per quello di questa. (non tocca a me, ho già fatto abbastanza danni)
Nevermore – The Sound of Silence
Più in basso sono disponibili testo e traduzione.
Rubrica speciale “Why do I like metal?” per dimostrare che questa è musica eccome a chi dubitasse. Linguaggio tecnico come se piovesse: per chi volesse cimentarsi nella lettura ma trovasse a volte incomprensibile una parola consiglio Wikipedia e il cugino Wikizionario: funzionano molto bene per frasi una cultura su qualsiasi ambito.
L’intro è una citazione della canzone da cui è stato tratto il testo (è stato solo cambiato l’ordine in alcune parti, tre versi sono stati omessi e due aggiunti), ovvero l’omonima canzone di Simon and Garfunkel, un arpeggio ricalcato sulla melodia vocale con un accompagnamento ritmico insistito con un crescendo verso l’attacco in blast beating della canzone vera e propria, con le chitarre che seguono una ritmica ricalcata su quella della batteria con le quarte spezzate che si alternano sovrapponendosi a rullante e cassa. Il ritmo sfocia quindi in una semplice frase melodica la cui nota finale viene accentuata da un tremolo accompagnato dall’ostinato di doppia cassa.
Un passaggio di powerchord porta la canzone a rallentare su un arpeggio cupo, sotto il quale la batteria si improvvisa strumento melodico e segue le note della chitarra con i diversi elementi, mentre un note eteree si spargono acute sopra l’arpeggio dando una sensazione di inquietudine.
Con l’attacco della voce la batteria ritrova il suo ruolo di sezione ritmica su un tempo rigido e sincopato, a volte spezzato da passaggi in doppia cassa, imitato dalla chitarra, che si libra fuori dalla sezione ritmica solo per dei veloci intermezzi tra un verso e l’altro, sussurrati dalla voce.
Un passaggio di virtuosismo ritmico di chitarra apre la seconda parte della strofa in cui il cantante Warrel Dane comincia a far sentire le sue capacità canore con un cantato molto potente ed espressivo, che nel ritornello viene nuovamente sottolineato da degli apostrofi eterei di chitarra e da una ritmica evoluta da quella della prima parte della strofa, più complessa e melodica, eseguita in powerchord con ottava raddoppiata. Il ritornello ricade nella frase semplice già presente, ma questa volta tutta, e non solo più l’ultima nota, eseguita in tremolo, e ripetuta solo due volte, invece che quattro, che lascia spazio all’arpeggio, con cui ricomincia il ciclo della strofa eseguito identico, solo la voce esplode sull’ultimo verso della prima parte, invece che all’attacco della seconda.
Al termine del ritornello comincia un bridge reso molto cupo dai powerchord in scala discendente eseguiti dalla chitarra, mentre una voce sussurrata e distorta canta la terza strofa, che lascia quindi spazio ad un arpeggio costruito sui precedenti powerchord, slanciato verso l’alto, ma comunque cupo in questa sua discesa.
Grazie agli armonici condivisi dalle note la chitarra viene fatta risuonare in crescendo, alternandosi alla voce che si esibisce in un cantato di petto che anch’esso cresce sulla variazione di tonalità dell’ultima nota, per poi essere accompagnato sul terzo verso da una calda voce di basso, e sul quarto da una opposta e stridente voce in screaming. Il riff della prima parte della strofa viene eseguito senza il canto, e sopra ad esso recitati due versi, unica aggiunta rispetto al testo di Simon e Garfunkel.
Una strofa interamente cantata sul riff del ritornello e a piena voce, con l’eccezione della parola “sussurrò”, che viene sussurrata, per l’appunto, costituisce l’atto finale del crescendo che porta all’ultimo ritornello, eseguito due volte, la seconda delle quali troncata con una potent nota di petto del cantante, che scivola nella frase in tremolo, ripetuta quattro volte, la terza e la quarta completamente in tremolo e palm mute mentre la voce, distorta urla gli ultimi quattro versi.
The sound of Silence – Nevermore
Hello darkness, my old friend,
I’ve come to talk with you again,
Because a vision softly creeping,
Left its seeds while I was sleeping,
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence.
In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone,
‘Neath the halo of a street lamp,
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence.
And the people bowed and prayed
To the neon god they made.
“Fools” said I, “You do not know
Silence like a cancer grows.
And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more.
People talking without speaking,
People hearing without listening,
And the sign flashed out its warning,
In the words that it was forming.
“The words of the prophets
Are written on the subway walls
And tenement halls.”
And whisper’d in the sounds of silence.
“Fools” said I, “You do not know
Silence like a cancer grows.
Hear my words that I might teach you,
Take my arms that I might reach you.”
Il suono del silenzio
Ciao, oscurità, mia vecchia amica
Sono venuto a palarti ancora
Perché una visione un po’ inquietante
Lasciò i suoi semi mentre io dormivo.
E la visione che fu seminata nel mio cervello
Rimane ancora
Dentro il suono del silenzio.
In sogni inquieti percorsi, solo,
Strette strade di ciottoli.
Sotto l’aureola di un lampione
Mi voltai verso il freddo e umido
Quando i miei occhi furono pugnalati dal lampo di una luce al neon
Che divise la notte
E toccò il suono del silenzio.
E la gente si inchinò e pregò
Si diresse verso il Dio Neon
“Sciocchi!” io dissi, “non sapete
Il silenzio cresce come un cancro”
E nella luce nuda vidi
Diecimila persone forse di più
Persone che parlavano senza dire
Persone che udivano senza ascoltare
E l’insegna si illumino del suo avvertimento
Nelle parole che stava formando
“Le parole dei profeti sono scritte sui muri della metropolitana
E nelle stanze in affito”
E sussurrò
Nel suono del silenzio.
“Sciocchi!” io dissi, “non sapete
Il silenzio cresce come un cancro
Ascoltate le mie parole perché possa insegnarvi
Prendete le mie braccia perché possa raggiungervi.”
Pubblicato da marcocap