Questa settimana attingiamo da uno dei più bei concerti, forse anche più significativi, del XX secolo.
Berlino, 21 luglio 1990. Si tiene l’indimenticabile “Roger Waters and friends”. Non ci sono tutti i Pink Floyd al completo ovviamente, la separazione con Waters è avvenuta nel 1985. Ciò nonostante una grande schiera di grandi artisti partecipa all’esibizione nella città appena riunificata.
Nel frattempo, parliamo della canzone di oggi. I Nightwish, la band preferita dalle goth-girl ignoranti e abbastanza odiose, sebbene sia tutt’altro che priva di qualità (andatevi a sentire Beauty of the Beast oppure Sleeping Sun per i lenti, per qualcosa di più energico ci sono la classica Wishmaster, Stargazers, Come Cover Me e innumerevoli altre) ultimamente (prima di cambiare, in peggio, cantante) si è spesso lanciata in una cover bella quanto impegnativa: High Hopes, composta dai Pink Floyd.
Chiaramente la canzone è reinterpretata a modo dei Nightwish, con aggiunta di sound cupo (oltre che malinconico come detta già lo spartito originale) e esecuzione anche un po’ troppo espressionista, che finisce per trasformare abbastanza pesantemente la canzone nonostante i minimi riarrangiamenti. Alla voce non c’è Tarja Turunen, la voce lirica che al tempo spadroneggiava il palco, ma Marco Hietala, il bassista a volte riciclatosi voce maschile, con esiti tutt’altro che malvagi. Ecco a voi!
“L’ospite” di questa settimana non sorprende chi mi conosce bene, o chi ha letto qualche post di Dicembre.
Oltre la grande importanza che il pianoforte riveste in questa traccia, il quale rimane uno dei miei strumenti preferiti, adoro letteralmente il testo così coinvolgente di questa canzone.